Se dovessi raccontarvi per davvero di Firenze, farei un sunto intitolandolo:

{Incredibile Firenze}

Arrivo 21. Aeroporto insolitamente poco affollato. Poca gente ma tutti di fretta. Meglio. Si assapora di più lo spazio. Dieci minuti di stand-by per realizzare il nuovo posto e poi subito taxi direzione casa con i miei amici. L’arrivo a casa non è stato esattamente esaltante. Quindici giorni per sceglierla. La casa che avremmo vissuto poche ore ma che volevo-volevamo perfetta. Increduli i miei occhi nello scoprire spazi ridotti rispetto alla presentazione fotografica. Lì ho realizzato il senso della fotografia ingannevole, ma ormai c’eravamo e seppur più piccola rispetto a quanto “ipotizzato”, era perfetta. A casa finalmente siamo diventati 6. Vai Firenze, ora non hai scampo. Mezzanotte, cielo stellato, profumo di cioccolato e il mio udire Jovanotti che arriva con il “baciami ancora…” da una stradina. Ecco, questo è stato il primo impatto.
Abbiamo camminato non so per quanto nella notte. Siamo arrivati al Duomo. Maestosità visiva. La luna sembrava stesse accarezzando il campanile. Non so se sia solita come immagine ma quella sera aveva un che so di magico. Abbiamo camminato per ore, alla fine stremati siamo tornati a casa, nel frattempo ribattezzata la “casa di Heidi”, visti i diversi soppalchi.
La mattina occhi aperti alle 8. Sì, pochissime ore di sonno ma era come se avessimo dormito tanto. Alle 10.30 arrivava l’altro gruppo di amici da Milano. Bisognava essere puntuali. Così tra una risata, una doccia, le sei colazioni e il lento marciare dei “soldatini della notte”, alle 10.30 in punto, tutti presenti e puntuali in Duomo. Evvai con i saluti, i bacini i “che bello rivederti” e i “mi sei mancata”. Si parte alla scoperta di Firenze, tra stradine, turisti, raggi di sole e i sorrisi stampati in faccia. Ore passate a passeggiare, alla ricerca di particolari da immortalare e conservare sempre con se. Non so se dopo cinque ore sia stato più bello il mangiare il panino tipico fiorentino o lo stare seduti imbalsamati per mezz’ora. Ah povere gambe, se avessero potuto parlare avrebbero urlato. Sofferenza per quattro giorni per loro, se così si può definire. Sofferenza di gambe ma gioia di occhi. Insaziabili difronte al vedere così tanta bellezza. Così tra il girovagare per i 7 ponti, l’accademia, il duomo, piazzale Michelangelo, le chiese Medicene, il mercato delle pelli siamo arrivati finalmente agli Uffizi. La botta finale alle già stremate gambe. Mamma quanta bellezza, tutta concentrata in un posto. Mi domando se si siano resi conto dell’attentato realizzato alle gambe e alla sofferenza degli occhi nel non riuscire più a controllare la loro gioia nel vedere così tanta bellezza. Quella notte se avessi potuto avrei dormito almeno per quarantotto ore ma tutto era bello anzi mostruosamente bello e ogni secondo perso era una piccola opportunità sprecata. I giorni sono volati così, complice anche un sole tiepido che ha reso tutto ancora più bello. La mattina del rientro un piccolo velo di malinconia si è affacciato, chiusura della breve parentesi fiorentina. Giro la pagina, respiro, sono felice, infondo ogni fine viaggio è l’inizio dell’altro. Sono pronta al prossimo 💚image

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